chainer_morgana: (Default)
[personal profile] chainer_morgana
Titolo Scherzi
Pairing Brian/Bob/Frank [Si, è una pwp threesome ;)]
Rating NC17
Warnings Power play, threesome, orgasm control
Summary So di aver esagerato e mi sento anche un po' in colpa, non mi piace quando Mikey viene tirato in mezzo, ma la sola espressione sulla loro faccia mi fa sentire fiero di me stesso. Quello e la voglia di vederli incazzare mi tirano fuori il sorrisino irritante che so di aver stampato in faccia in questo momento
Parole 4.858
Beta [personal profile] babyara, grazie mille tesoro per averla letta, betata e conservata e poi per avermela rispedita minacciandomi ;)
Note Questa fic è stata scritta il 10 agosto 2008, quindi quasi un anno fa, e per tutto il tempo è rimasta sola e abbandonata nel mio hard disk, quasi totalmente dimentica. Non mi piace particolarmente il risultato, soprattutto non leggendola un anno dopo, ma Baby e Raf mi hanno convinto fosse ora di toglierla dalla gabbia del mio computer e quindi...



Capisco di essere fottuto nel momento in cui vedo sia Bob che Brian entrare nella stanza e chiudersi la porta alle spalle con un colpo secco.
So di aver esagerato e mi sento anche un po' in colpa, non mi piace quando Mikey viene tirato in mezzo, ma la sola espressione sulla loro faccia mi fa sentire fiero di me stesso. Quello e la voglia di vederli incazzare mi tirano fuori il sorrisino irritante che so di aver stampato in faccia in questo momento.

“Avete bisogno di qualcosa?” Brian mi è addosso prima ancora che possa rendermi conto di cosa stia accadendo. Mi sbatte al muro, incurante del colpo che prende la mia schiena, le mani strette attorno alla mia maglia, il viso a pochi centimetri. È furioso, non ho dubbi, e la cosa mi diverte più di quanto dovrebbe.

“Non ti stanchi mai di essere una testa di cazzo, Frank? Non ti rendi mai conto quando non è giornata per i tuoi stupidi scherzi?” Mi stacca dal muro solo per sbattermi con più forza un attimo dopo. Mi sfugge uno strano verso strozzato, probabilmente per il colpo ai polmoni che per un secondo mi toglie l'aria, “Mikey sta piangendo, stronzo!” rincara la dose e questa volta l'idea di aver davvero ferito un amico mi fa stare male. Non mi piace quando i giochi mi sfuggono di mano, quando qualcuno soffre per causa mia.

“Lo sai che non era mia intenzione...” ho ancora quell'espressione strafottente, lo so, quasi potessi vedermi dall'esterno. Non la sto controllando io, sarei più furbo di così, è semplicemente una smorfia che mi si dipinge in faccia ogni volta che Brian, o Bob, ce l'hanno con me, ogni volta che mi rendo conto di riuscire a dargli ai nervi più di chiunque altro.

“Lo trovi divertente eh...” Il tono del manager si è chiaramente abbassato, potessi toccare la sua voce la sentirei scivolare liscia come seta, suadente. Sono spacciato. Brian usa questo tono solo quando ha deciso che non serve più minacciare, che è il momento di fare qualcosa. E non sempre il suo 'fare qualcosa' è piacevole.

Mi stacca di più dal muro, mi avvicina al suo volto. Sento il fiato caldo contro le labbra, gli occhi quasi scuri per la rabbia fissi nei miei. Mai come in questo momento ho voluto baciarlo, infilargli la lingua in bocca e dirgli di rilassarsi per una buona volta, ma, anche avessi ambizioni suicide e decidessi di farlo, la sua presa non me lo permetterebbe. Vedo i muscoli tendersi, trattengo il fiato nell'attesa che faccia qualcosa, forse attaccarmi di nuovo a quella parete, forse colpirmi, sapendo che questa volta sarà un po' più doloroso, che lo sto portando pericolosamente vicino a perdere il controllo. Chiudo gli occhi, incapace di sostenere quello sguardo, o forse, semplicemente, incapace di stargli così vicino senza poterlo toccare, e un attimo dopo sento una mano sul collo. Non mi serve neppure guardare per sapere che è Bob. Riconoscerei i piccoli calli sulle dita, il suo odore, il ritmo del suo respiro, tra un milione di persone.

“Fermo Brian. Se lo sbatti ancora al muro e lo rompi finisce il gioco...” Le unghie corte mi graffiano il collo, salgono fino ad arrivare alla mia nuca e di colpo il gesto quasi gentile diventa una presa dolorosa attorno ai capelli. Mi tira indietro la testa con un colpo secco, costringendomi ad aprire gli occhi e strappandomi un gemito, “...invece ci sono molti modi di punirlo che gli faranno molta più impressione” mi fissa negli occhi leccandosi le labbra ed è abbastanza perché cominci a diventarmi duro “Vero, Frankie?”

Non rispondo, ma so che la domanda era totalmente retorica. Brian sembra pensarci un attimo, poi lascia la presa di colpo, facendomi barcollare. È preoccupante il modo in cui si stanno guardando e il sorriso sulle loro labbra, mentre fanno un passo indietro, sono quasi certo abbia del tutto cancellato il mio.

“Ok,” non so cosa il manager stia accettando, se l'idea di Bob, se si stia rassegnando a non potermi uccidere o, più semplicemente, sia appena sceso a patti con se stesso e con ciò che sta per farmi, “spogliati, Iero”. Il mio uccello sembra gradire la frase molto più di me, perché mentre io ancora sono immobile a fissarli con gli occhi spalancati lui comincia a premere ancora di più contro la stoffadei jeans. Non ho idea di cosa stia per accadere, ma di solito un uomo nudo in una stanza con due incazzati porta a una scopata, o almeno lo fa secondo il mio sesso e la mia mente malata. Evidentemente la mia esitazione dura un attimo di troppo perché Bob si avvicina ancora e tira impaziente il bordo della mia t-shirt.

“Non era una richiesta, era un ordine,” non so dove trovo il coraggio di fissarlo negli occhi e rimanere freddo, mi meraviglio di me stesso.

“Se non volessi stare nudo davanti a voi?” Fa spallucce e subito mi mette una mano tra le gambe, stringendola sul mio sesso, facendomi sussultare di dolore.

“Lo vuoi perché sei una puttana Frank. Ma puoi andare via in qualsiasi momento e lasciare questa discussione in sospeso. Non vorremmo mai farti qualcosa contro la tua volontà,” basta la sua voce a lasciarmi capire che se mi tirassi indietro si impegnerebbero per fare della mia vita un inferno. Non che voglia davvero farlo. Non mi lascia il tempo di pensarci su, la mano stringe appena più forte, abbastanza da farmi venire le lacrime agli occhi. “Spogliati,” e annuisco più d'istinto che perché ho registrato davvero la minaccia poco velata.

Soddisfatto annuisce e torna al suo posto accanto a Brian. Mi sfilo lentamente la maglia, poi, sempre con calma, inizio ad aprirmi la cintura. Controllo i movimenti, facendoli sensuali, lenti, facendogli un vero e proprio spettacolo. Eppure Brian scuote la testa, le braccia incrociate sul petto.

“Se avessimo voluto questo saremmo in un locale di spogliarelliste. Sbrigati, non abbiamo tutta la sera da perdere con te,” ancora una volta faccio quello che dice, senza curarmi dei miei gesti, concentrato su di lui. Sembra arrabbiato sul serio e non posso non chiedermi se questa volta ho davvero oltrepassato il limite. Non era mia intenzione farlo e di certo non mi piace pensare di averlo deluso. Non è quello che voglio ottenere quando tiro la corda. Abbasso lo sguardo sulla cerniera dei miei pantaloni, prestando attenzione a quella anziché allo sguardo gelido di Brian e ignoro la voce di Bob che gli sussurra qualcosa all'orecchio. I jeans e i boxer spariscono in fretta, le scarpe già dimenticate da qualche parte nella stanza. Per la prima volta in tanto tempo sono quasi imbarazzato a rimanere lì in piedi vestito solo dei miei tatuaggi, mezzo duro, sudato più per la tensione degli ultimi minuti che per altro. Esito nell'alzare gli occhi, ma quando lo faccio Bob ha le mani sui fianchi dell'amico e l'espressione di Brian si è decisamente addolcita.

“Ora?” Guardo direttamente il manager, è da lui che voglio risposte, è il suo tono che deve tranquillizzarmi. Mi fido ciecamente di entrambi, ma ho bisogno di sapere che lo stanno facendo per le mie stesse ragioni, non per sfogarsi.

“Ora ti puniremo come meriti Frank. Hai accettato, non puoi più tirarti indietro, non hai più il controllo,” mi risponde calmo, flirtando appena, ed è tutto quello che mi serve per rilassarmi. Qualsiasi cosa gli abbia detto il batterista ha funzionato, perfino le sue parole sembrano lasciarmi una via di uscita in caso avessi cambiato idea, quasi una scusa per come si è comportato poco prima, un chiedermi il permesso per prendere quel controllo che non si rende conto di avere già da molto tempo.

“Vai contro il muro,” riprende Bob al posto suo, forse per ricordarmi che alla fine del gioco detterà lui le regole, forse per intromettersi in quel dialogo silenzioso che sta diventando troppo esclusivo per i suoi gusti. Non devo neppure pensarci prima di scuotere la testa e rimanere esattamente dove sono.

“Ok, è stato uno scherzo divertente, ora basta. Mi avete visto nudo, andate a farvi una sega e...” non credo neppure ad una delle parole che sto dicendo con così tanta convinzione, sono io il primo a volere che quel gioco continui ed ottengo subito il risultato sperato. In un attimo Bob mi è addosso, mi gira con fin troppa facilità, sbattendomi la faccia contro il muro. Tra qualche ora sarà difficile spiegare il livido sullo zigomo, ma sono sicuro di potermi inventare qualcosa di divertente anche per quello.

“Forse non hai capito. Tu adesso ci ubbidisci, e se non lo fai ne paghi le conseguenze,” mi ringhia contro l'orecchio, tirandomi i capelli senza permettere che scosti la guancia dalla parete. Adesso il mio uccello è decisamente duro, intrappolato tra me e il muro freddo, schiacciato dal peso di Bob che senza pietà si appoggia al mio corpo. Sento Brian muoversi dietro di noi, ma non saprei dire cosa sta facendo. Per la prima volta da quando abbiamo cominciato non ho idea di cosa stiano per farmi e questo mi eccita ancora di più.

“Riproviamo...” mi morde il collo per sottolineare la minaccia, strappandomi un lieve gemito, “ora io mi sposto e tu stai qui fermo, ok? Se ti muovi potrei smettere di essere così buono,” esito solo un attimo poi decido di fare quello che dice. Non è il momento di oppormi ancora. Annuendo soddisfatto si sposta, poggiandosi con la spalla accanto a me. Sento i passi di Brian avvicinarsi, vedo i due scambiarsi un'occhiata e un attimo dopo non ho neppure il tempo di capire cosa sia quel lieve fischio che il dolore mi toglie il fiato. Non mi aspettavo la cintura, nessuno l'ha mai usata su di me e la riga di fuoco che lascia sul mio sedere contratto, per qualche attimo, è tutto ciò che riesco a sentire. Non ho il tempo neppure di riprendere respiro che subito Brian mi colpisce ancora e ancora, il terzo colpo sulle cosce, facendomi urlare. Quando sento di nuovo il sibilo del cuoio che fende l'aria, senza neppure accorgermi, tiro indietro le braccia per coprirmi. Non mi rendo conto dell'errore finché il bruciore prende il controllo. Urlo mentre gli occhi mi si riempiono di lacrime e all'improvviso la stanza è silenziosa attorno a me. Bob mi afferra entrambi i polsi, voltandomi appena per poter guardare la linea rossa che si sta già formando sui miei avambracci, evidente nonostante i tatuaggi.

“Sei un idiota,” non riesce a nascondere l'affetto in quella frase. Gentilmente mi accarezza il segno con la punta delle dita, forse assicurandosi che non mi sia fatto più male di quanto sembra, poi mi spinge di nuovo con la faccia alla parete. Non so se essergli grato per come ora mi blocca le mani sopra la testa o sentirmi umiliato, ancora più vulnerabile.

“Tutto a posto?” E anche se so che Brian non chiedeva a me annuisco, per abitudine, “ok. Hai disubbidito però, ti sei difeso...adesso dovrò farti più male...” non posso che irrigidirmi, teso, in quei lunghi secondi di silenzio, mentre i due uomini si scambiano occhiate e gesti che non riesco a decifrare. La presa attorno ai miei polsi si stringe di più, come a prepararsi per contrastare un mio movimento improvviso, e nonostante sappia che il gesto dovrebbe preoccuparmi lo trovo in realtà rassicurante. Ancora il suono ormai familiare della cintura ma questa volta non colpisce le natiche contratte, si abbatte più su, ferendomi le scapole, la fine colpisce la spalla sinistra. Fa male, più di quanto vorrei sopportare, più di quanto pensassi mi avrebbero fatto, eppure il bruciore sulla schiena sembra colare come lava, scorrermi nelle vene fino ad arrivare, stemprato ad un piacevole calore, tra le mie gambe. Bob avvicina il volto al mio, mi lecca il profilo dell'orecchio.

“Questo ti insegnerà a non opporti...” sussurra sensuale, rilassando la mano che mi tiene fermo. I tre colpi che seguono sono di nuovo sul sedere, rapidi, dolorosi. Gemo senza ritegno, senza sapere neppure io se di piacere o di dolore, le due cose ormai troppo mischiate per distinguerle. Quando sento la cintura cadere a terra mi abbandono del tutto contro la parete fredda, lasciando che la mano di Bob accarezzi piano i segni sulle scapole, che graffi la zucca che vi è disegnata, godendomi la sensazione. Riapro gli occhi che neppure sapevo di aver chiuso e quelli chiari del mio amante sono stranamente dolci, quasi preoccupati.

“Tutto qui? Non sapete proprio fare di meglio?” È il mio modo di dire che è tutto a posto, che possono continuare con qualsiasi cosa abbiano in mente. È Brian ad afferrarmi questa volta, a tirarmi indietro, contro di se. I jeans ruvidi contro il culo mi fanno sussultare, sento il suo cazzo duro contro di me e per un attimo è troppo, voglio solo toccarmi, farmi toccare, venire nella sua mano, non importa. Non faccio neppure in tempo ad abbassare il braccio che già Brian me l'ha afferrato e bloccato dietro la schiena, intrappolandolo tra noi.

“Non pensarci neppure, Frank. Questo è solo l'inizio...” lascia la frase in sospeso trascinandomi quasi di peso fino al letto e spingendomi sopra. Per un attimo l'impatto col materasso, col copriletto ruvido, contro la mia pelle abusata è un tormento, ma prima che possa pensare di alzarmi o girarmi Bob mi sta già spostando e legando i polsi alla testiera e Brian è seduto a cavalcioni su di me, ancora completamente vestito, mettendo tutto il peso proprio sul mio culo che urla pietà. Ammazzerei quel bastardo se non mi piacesse così tanto. Una volta che mi hanno immobilizzato si spostano entrambi, mettendosi in fondo al letto, il manager poggiato al petto del compagno.

“Secondo te dovremmo lasciarlo così o fare qualcosa?” mentre lo dice Bob infila una mano sotto la sua maglietta e torce lentamente un capezzolo. Posso vedere perfettamente il movimento attraverso la stoffa bianca, sentire il respiro dell'uomo farsi appena più irregolare.

“Non lo so, ma io ho voglia di scopare, Brian. Potrei farmi te davanti a lui oppure potremmo punirlo ancora un po'...vedere quanto geme mentre ce lo facciamo senza lasciarlo venire...” a quelle parole il mio corpo agisce di sua spontanea volontà, alzando i fianchi ed aprendo un po' di più le gambe. Non avrei pensato funzionasse, ma evidentemente mi sbagliavo perché subito i due uomini tornano verso di me, uno per lato, e mi guardano come a studiare da dove cominciare. Mi agito sotto il loro sguardo, incapace di stare fermo mentre lo sento quasi fisicamente addosso, mentre gli occhi di Brian percorrono ogni linea d'inchiostro sul mio petto e sul mio addome. Quelli di Bob, invece, sembrano irrimediabilmente attratti dal mio uccello gonfio, ormai umido. Se conosco bene il mio amico sta morendo quanto me alla voglia di prenderlo in bocca, di sentirlo sulla lingua, di graffiarlo appena coi denti. Sospiro all'idea, alzando di nuovo i fianchi. Il batterista mi poggia una mano sulla coscia, la fa scorrere su, lungo l'inguine, sulle rondini, attorno all'ombelico e poi fino ad arrivare a passare un dito attorno al capezzolo, senza però toccarlo. Mi ritrovo impotente a seguire i suoi movimenti, sperando basti la forza del pensiero a farlo andare dove voglio io, a fargli perdere il controllo e farmi scopare. Quando sono in grado di spostare lo sguardo e prestare di nuovo attenzione a Brian l'uomo è in ginocchio accanto a me, con addosso solo i boxer scuri, terribilmente tesi, bagnati. Mi volto, aprendo la bocca nella speranza che almeno lui mi accontenti, invece si limita ad accarezzarmi la testa, giocando coi miei capelli.

“Non ancora. Potrai succhiarmelo dopo, ma per ora devi stare buono,” mi accarezza lo zigomo gonfio da prima, passandomi poi il pollice sulle labbra e dopo qualche secondo comincia a far scivolare le dita lungo la gola, seguendo lo stesso percorso che Bob ha tracciato poco fa, ma al contrario. Continuano così entrambi, quando uno sale l'altro scende, si limitano a sfiorarmi, senza toccare nessuno dei punti che mi farebbero urlare, provocandomi abbastanza da tenermi duro ma da non andare oltre a quello. Sento la pelle formicolare sotto al loro tocco, viva e recettiva come mai prima, anche lo sfiorare più lieve una scarica di piacere. Quando non ce la faccio più gemo frustrato e subito i due uomini si fermano, le dita di entrambi terribilmente vicine ai capezzoli, ma senza toccarli davvero.

“Vuoi qualcosa Frank?” vorrei potermi muovere solo per tirare un calcio nei coglioni a Bob per la sua stupida domanda. So cosa vuole lui, loro. So che dovrò supplicare per avere ciò che desidero, quello che ancora non ho deciso è se sono pronto a farlo. Per aiutarmi nella mia scelta Brian prende un capezzolo tra due dita, torcendolo impietoso. Il piacere più intenso degli ultimi dieci minuti mi fa gemere come una puttana mentre chiudo gli occhi e inarco i fianchi. Sento la sua risatina mentre continua sadicamente a torturarmi, mentre lo tiene tra due dita e ne graffia la punta con le unghie dell'altra mano. Continuo a gemere, e apro di più le gambe in un movimento disperato.

“Allora Frank? Cosa vuoi?” ancora la voce di Bob, ma questa volta quando parla sento il fiato tiepido contro la pancia, sul tatuaggio.

“Scopatemi,” non è una richiesta, è un ordine, tutto ciò che possono ottenere da me adesso. Apro gli occhi in tempo per vedere Brian scuotere la testa e voltarsi verso l'altro amante.

“Non sembra collaborare, Bryar. Mi aiuti tu?” indica poco sottilmente tra le proprie gambe e il sorriso che riceve in risposta è più che soddisfatto. Bob mi scavalca, di colpo dimentico di me, gli sfila i boxer e un attimo dopo glielo sta succhiando mentre Brian gli afferra i capelli, cominciando a scopargli la bocca senza remore. È la cosa più sexy che abbia mai visto, ne sono sicuro. Il nostro manager è completamente abbandonato, la testa gettata indietro, solo i fianchi si muovono rapidi, e Bob è piegato davanti a lui, le labbra gonfie strette attorno al suo uccello, bagnate, il piercing continuamente trascinato sopra la carne dura e posso solo immaginarne la sensazione, ma è abbastanza da farmi gemere, tirando i polsi nell'inutile speranza di riuscire a liberarmi. Ovviamente i nodi non si allentano minimamente, ma il rumore sembra attirare la loro attenzione, perché Brian si gira verso di me, il viso arrossato e mi appoggia una mano sul petto.

“Devi solo chiederlo Frank e potremmo farti questo e molto di più...” mi mordo il labbro per trattenermi dal supplicare, dall'umiliarmi in qualsiasi modo necessario.

“Mi state punendo, potrebbe essere solo un trucco...” non so se preoccuparmi alla luce che si accende di colpo nei suoi occhi. Afferra Bob per i capelli, ignorando il suo grugnito di protesta, e lo fa tirare su. Gli sussurra un paio di parole all'orecchio, abbastanza perché sul volto del batterista compaia un'espressione identica alla sua, poi lo lascia andare con un bacio quasi casto. Si lecca le labbra deliberatamente dopo il bacio, sta assaggiando il suo stesso sapore misto a quello di Bob. Alzo i fianchi, grato a me stesso per il mio tempismo quando nel farlo il mio uccello sfiora l'uomo che sta tornando dov'era prima. Lui si limita a guardarmi quasi divertito, strafottente, prima di stendersi accanto a me, il mento poggiato sulla mia anca.

“Vieni qui,” sussurra a Brian e l'altro ubbidisce, mettendosi nella stessa posizione. Si baciano a bocca aperta, le lingue che combattono tra di loro, lasciando che le veda, e quando sono certi di avere la mia attenzione si spostano appena. Per un attimo sono convinto di essere sul punto di venire quando la punta del mio cazzo viene coinvolta nel loro bacio, le lingue che continuano a sfiorarla, che la leccano volutamente di tanto in tanto fino a che, con un sospiro, Brian si arrende e vi appoggia le labbra, succhiando la punta mentre Bob traccia una linea immaginaria con le labbra fino alla base, fermandosi poi a succhiare un punto a caso sulla vena che pulsa forte. Non riesco a pensare, neppure a muovermi, mentre continuano così, succhiandomi a turno, prendendomi in bocca più che possono mentre l'altro lecca ciò che è rimasto fuori.

“Allora?” e non so come Brian riesce a chiederlo mentre ha ancora il mio uccello in bocca e non so se sia più sensuale quello o le vibrazioni che minacciano di portarmi al limite. Esito solo un secondo prima di decidere che posso lasciarmi andare, al diavolo l'orgoglio, al diavolo il gioco. Ogni centimetro di me sembra in fiamme, la mia pelle è sensibile come non mai e il mio sesso è abbastanza duro da far male e lo resta solo perché quello stronzo di Bob continua imperterrito a stringere la base e a rallentare tutto ogni volta che sto per venire.

“Scopami. Cazzo, scopatemi, vi prego, fatemi quello che volete ma qualcuno mi scopi. Ora…” e se volevo far suonare l'ultima parte come un ordine so di aver fallito miseramente, perché non è niente più che un gemito disperato. Sorridendo soddisfatto Brian annuisce mentre l'altro mi libera i polsi, leccando le righe rosse che mi sono causato da solo dimenandomi.
“Mettiti a quattro zampe,” non so neppure chi abbia dato l'ordine, non mi interessa, sono troppo frenetico, troppo bisognoso che quella tortura raggiunga il suo apice. Ubbidisco senza fare domande, mi metto in ginocchio, la faccia sul cuscino, poggiata di proposito sulla guancia livida per sentire quel lieve dolore, per ricordarmi come mi sono fatto male. Come mi hanno fatto male.

Per qualche attimo non succede niente, solo qualche movimento alle mie spalle, poi qualcuno mi apre le natiche, esponendomi senza vergogna. Rimango immobile in attesa della loro prossima mossa e poco dopo due dita appena umide, probabilmente di saliva, entrano in me lente ma decise. Stringo gli occhi al dolore, un bruciore diverso da tutto ciò che ho provato stasera ma più familiare, più erotico per certi aspetti. Le dita entrano completamente, e mentre comincia a tirarle fuori l'altro, che ancora non so chi sia ma non importa, vi passa la lingua attorno, leccandole, accarezzando la pelle tesa. Continuano così finché non perdo ogni pensiero coerente, fino a quando tutto ciò che resta di Frank Iero è un ammasso di nervi troppo sensibili e gemiti ininterrotti. Ad un certo punto le dita sono diventate tre e la lingua è entrata nel mio corpo, ma ero troppo rapito per rendermene conto.

Quasi sospiro si sollievo quando la mano si sposta, certo che finalmente abbiano deciso di darmi quello che voglio, invece, semplicemente, al posto delle dita sento la seconda lingua... su di me... dentro di me... Stringo i pugni disperatamente, mordendo il cuscino, all'idea. Si stanno baciando e lo stanno facendo dentro al mio corpo.

“Cazzo cazzo... cazzo... vi prego... vi prego...” è una nenia, li sto pregando senza alcuna riserva, quasi ne andasse della mia stessa vita e forse anche loro si rendono conto di quanto al limite mi hanno portato perché subito si spostano. Sono i secondi più lunghi della mia vita mentre Brian si prepara, ma quando ha finito e mi afferra con forza i fianchi mi rendo conto che ne è valsa la pena. Mi giro per guardare. Brian è lì pronto, il cazzo duro contro la mia coscia e Bob dietro di lui che gli accarezza piano il petto prima di prendergli in mano il sesso e di guidarlo dentro di me.

Urlo. Non per il dolore, per la sola saliva come lubrificante, semplicemente perché è troppo, perché è come se aspettassi questo momento da giorni anziché ore, forse addirittura minuti. Perché il mio corpo sembra sciogliersi in quella prima, lunga spinta, e la pelle di Brian contro il mio culo abusato sembra quasi incandescente.

Da subito si muove velocemente, con spinte decise e impietose, proprio come speravo, e Bob mi lascia solo un minuto per prendere fiato prima di inginocchiarsi davanti a me e prendermi per i capelli.

“Succhiamelo,” ordina secco, ogni traccia di dolcezza sparita dalla sua voce, e anche volendo non potrei rifiutare perché me lo infila letteralmente in bocca, fino in gola, togliendomi il fiato, e immediatamente comincia a muoversi con lo stesso ritmo del compagno, fottendomi la bocca, prendendosi tutto ciò che può, tutto ciò che vuole ed è incredibile sentirli così, pensare che hanno il totale controllo su di me, che mi stanno usando come preferiscono, che sono loro, che gli appartengo, ed è esattamente quello che desidero.

Non so se Bob capisce che sono vicino da come gemo attorno a lui o per un cenno che gli fa Brian, ma sul più bello, quando mi manca tanto così, mi tira uno schiaffo appena troppo forte sulla coscia, togliendosi poi dalla mia bocca quasi di colpo.

“Non pensarci neppure Iero,” per la prima volta in tutta la mia vita una minaccia di Bob mi fa davvero paura. Non oso immaginare cosa mi farebbe se venissi adesso. O forse non è neppure quello a spaventarmi. Forse a terrorizzarmi è l'idea che, qualsiasi cosa fosse, mi piacerebbe.

Annuisco senza sapere neanche io perché, guardandolo mentre si sposta. Non vedo dove è andato, ma posso immaginarlo. La mano di Brian mi afferra per i capelli, mi preme la faccia nel cuscino e per un attimo non si muove poi, all'improvviso, una spinta più forte, a fondo, e i nostri ansimi vengono coperti dall'urlo di Brian, un misto di dolore e piacere, qualcosa che capisco fin troppo bene. Non so se Bob ha usato qualcosa o se l'uomo si è dovuto accontentare della mia saliva ma da come geme, da come mi scopa con un ritmo diverso da prima, un ritmo che non è più il suo, so che gli va bene, so che gli piace.

Siamo tutti troppo vicini al limite per prendere le cose con calma, le spinte sono veloci, i gemiti diventano quasi urla ogni volta che uno di loro tocca il punto giusto, ogni volta che Brian picchia con forza contro le frustate che lui stesso mi ha dato poco fa. È lui il primo a venire. Si ferma di colpo affondato nel mio corpo, i denti piantati nella mia schiena, sul segno della cinghiata, per non urlare troppo forte e quasi trema. Adoro sentirlo così. Chiudo gli occhi lasciandomi andare ma la mano di Bob si stringe dolorosamente sul mio sesso, qualcosa che, in questo momento, non mi piace affatto.

“No. Non prima di me,” riesce a dire con l'ultimo fiato cominciando a scopare Brian con più violenza, spingendolo dentro e fuori dal mio corpo. L'uomo geme impotente, troppo sensibile ormai, perso in quell'orgasmo da cui Bob non lo lascia riprendere. Stringo gli occhi, mordo il tessuto sotto di me, incapace perfino di respirare, perché anche quello sarebbe troppo e finalmente sento quel verso familiare che mi dice che Bob sta venendo, quel misto tra un gemito ed un grugnito che accompagna la spinta più forte di tutte seguita da un attimo di pausa.

Sono talmente duro da stare male, perso in uno strano limbo ovattato, conscio solo della mano attorno al mio sesso, che lo stringe, che mi impedisce di venire. Quasi non registro che Brian è uscito da me o che mi stanno sdraiando sulla schiena, non mi accorgo di niente fino a che la sensazione, ora così familiare, delle loro bocche calde e bagnate sul mio sesso non mi fa esplodere di colpo. Questa volta sono io a scopare la bocca di chiunque me lo stia scopando, a costringere quello che ha la lingua di nuovo nel mio culo a seguire i miei movimenti disperati mentre cerco di prolungare il piacere più intenso della mia vita. Niente esiste all'infuori di me e delle loro bocche.

Non so cosa succeda poi, non riesco a rendermi conto di niente per qualche minuto e quando torno in me Brian e Bob sono stesi ai miei fianchi, il manager con la testa sulla mia spalla, l'altro poggiato su un gomito.

“Ok, sei vivo, non devo preoccuparmi di trovare un altro chitarrista,” apro la bocca per rispondergli qualcosa, ma ancora non ho le forze e lui mi risponde con una specie di sorriso, una delle cose più irritanti mai provate, “spero che tu abbia imparato la lezione,” a fatica sposto il braccio fino a giocare coi suoi capelli.

“Che devo far incazzare te e Bob più spesso?” l'uomo dall'altro lato mi colpisce una coscia, facendomi sussultare.

“Non se non vuoi morire,” e per quanto sappia che Bob non mi ucciderebbe mai deliberatamente sono quasi sicuro che, con un altro paio di notti così, il risultato sarebbe lo stesso.

Nessuno di noi dice altro per un po' troppo sfiniti per parlare, solo quando ci stiamo addormentando la voce di Brian, come un sussurro, rompe il silenzio.

“Ah Frank... comunque Mikey non se l'è presa. Ha anche detto che come scherzo era ben fatto… ero solo io a non averlo gradito... ma non saresti mai stato al gioco per quello,” sospiro. Prima o poi mi vendicherò con entrambi, renderò la loro vita un inferno, sul serio. Ma non stanotte, per oggi mi posso accontentare di dormire tra loro due e sentirmi protetto.

April 2016

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I love MCR, P!ATD, FOB, CS, Empires, TAI, The Cab and more or less all the possible slash combinations of the musicians in those bands. I'm a TV shows addicted and proud of it, almost as much as I am a Tumblr addicted. I could really spend hours on that site, reblogging or just laughing. I have an insane love for my cat, and an amazing girlfriend. And now if you want to know more look at your right and read my entries, all this is just because I needed to write something in the custom box :P